giovedì 9 gennaio 2014

Editoria e dintorni: dai Gruppi Editoriali, al Self Publishing ad un Business Plan per sponsorizzare il proprio "prodotto" finito.

 

Buonasera a tutti! Questo articolo è di una lunghezza esasperante, ma si sa che "mangiando vien l'appetito" e allora mettetevi comodi, poiché gli argomenti trattati vanno dal Self Publishing ai servizi editoriali; dal perché scrivere al Business Plan.


Curiosando qua e là fra social network, blog, Case Editrici e tutto quello che accompagna la vita del libro, mi sono imbattuta, per caso, in un appello sul Self Publishing.
Partiamo dal presupposto che la questione è spinosa perché ci sono due fazioni: chi parteggia per l'Editoria, quella seria, quella da testo in libreria e chi, invece, parteggia per il "fai da te".
Le differenze sono sostanziali.
L'Editoria, quella definita "seria" è, nella mente dello scrittore utopista, una grande famiglia composta da editor, correttori di bozze, grafici, art director, ufficio stampa e chi più ne ha più ne metta.
Non dico che non esista. Ma provate a esser esordienti e a inviare il vostro "capolavoro" alle persone di cui sopra.
Se vi va bene, riceverete un garbato rifiuto.
Se vi va male... idem, ma con assenza di mail.
Il Self Publishing, che da qualche anno impazza su internet, invece, propone prezzi competitivi e libro stampato in tempi brevissimi.

Ora, qualcuno dirà che allora, per pubblicare, basta trovare un qualsiasi "Print on Demand" ed è fatta, giusto?
Niente di più sbagliato, invece.
Perché se è vero che l'autopubblicazione abbatte i tempi morti ed i rifiuti, è anche vero che la stessa danneggia chi il mestiere lo fa da anni.
L'autopubblicazione non è sinonimo di qualità, perché chi vi stampa il libro non fa altro che questo: lo stampatore, appunto.
Non c'è editing, né correzione di bozza.

Una Casa Editrice degna di questo nome, invece, vi rivolterà il testo come un calzino. Vi stremerà, battendo sui punti deboli, troverà i refusi, abbatterà incoerenze nelle situazioni, vi punterà il dito contro i tempi verbali, la sintassi, le concordanze, le virgole, gli eccessi, metterà il vostro stilema sotto una lente d'ingrandimento, vi contesterà l'uso di neologismi (laddove non ci azzeccano) e mille altre cose finché, al solo sentir parlare del vostro testo, avrete la nausea e un odio quasi viscerale. 
Sì, lo so: è una vitaccia, ma qualcuno dovrà pur farlo.

Nel Self Publishing, invece, non accade nulla di tutto ciò. A meno di non pagare, a parte, un correttore da loro menzionato o cercarne uno per conto vostro.
Chi mi assicura che il soggetto in questione sia davvero un correttore di bozze, con tanto di laurea in Lettere e che conosca davvero la grammatica italiana al punto da sognarsela pure di notte?
Nessuno.
Ma andiamo avanti.

L'autopubblicazione, per quanto possa allettare per i tempi e i modi di stampa, non è sinonimo di visibilità.

Avete mai visto un testo, autoprodotto, sbarcare in libreria? Io no.

I Print on Demand strombazzano, compiaciuti, che finirete su Feltrinelli, Mondadori eccetera ma, all'atto pratico, quanti vanno davvero a digitare il vostro nome e il vostro libro sugli store più blasonati e non quello dei più famosi Volo, Camilleri, Faletti ed Eco, tanto per citarne alcuni?

Ve lo dico io quanti: se siete bravi, un centinaio (voglio esser buona e credere che avete tanti amici); se non lo siete, dieci (di cui tutti parenti e un amico capitato per caso o perché l'avete tartassato).
Ma allora, come pubblicare?

Facciamo un passo indietro e occupiamoci un attimo del testo.

Prima ancora di capire quale strada dovrà prendere questo benedetto manoscritto, dobbiamo capire cosa e come abbiamo scritto.

A parte i soliti scopiazzamenti di romanzi famosi con maghi, vampiri, lupi eccetera, bisogna capire se la trama valga la pena di esser portata avanti o meno.
Va da sé che, avendolo scritto, per voi sarà un libro perfetto e che tutti dovrebbero leggere. Ma per sapere se davvero è così, bisogna affidarsi a qualcuno del mestiere.

Pagare un editor, che legga il testo e faccia capire se c'è qualcosa su cui lavorare, oppure no.
Di questi tempi è oneroso, lo so, ma per avere una chance seria, bisogna metter mano al portafogli e non avere paura dei giudizi.
Oppure, se non si hanno soldi disponibili, si può andare a bussare alla porta della nostra ex docente d'italiano e sperare in una revisione decente.
Ma chi è un editor? E cosa fa? L'editor è un esperto della scrittura che si occupa di leggere con attenzione un testo ed esaminarlo a vari livelli, ortografici, sintattici, stilistici e grafici. Innanzitutto, dovrà correggere tutti gli errori ortografici e grammaticali, possibili sviste dell'autore, senza interferire con le volontà dell'autore nel caso in cui voglia sperimentare evidenti neologismi, storpiature ecc. Seguirà, quindi, un secondo momento di analisi in cui l'editor dovrà curare la sintassi del testo, far in modo che la narrazione risulti fluida e scorrevole, evitando inutili ripetizioni di periodi ed errori nella coordinazione o subordinazione delle frasi. A questo punto, valuterà anche eventuali errori di logica presenti nel testo (es. se all'inizio viene detto che una persona era morta, la stessa non potrà spuntare nel finale in ottimo stato di salute...). Alla fine, si valuteranno gli aspetti grafici, la punteggiatura, gli spazi e tutto ciò che contribuisce a rendere una lettura piacevole anche per la vista.

    Che cosa non deve mai fare un editor? L'editor è colui che lavora sui testi degli altri. Appunto perché i testi sono di altri autori e non suoi, un editor non deve mai:
  • cambiare le ideologie di fondo del testo;
  • eliminare, sostituire, cambiare aspetto dei personaggi;
  • eliminare eventi, fatti, descrizioni, digressioni dell'autore, solo perché non ne condivide il contenuto, ecc.
In altri termini, il testo originale non può essere modificato a piacere dell'editor. La fantasia e la creatività dell'autore sono i primi aspetti da salvaguardare.

Vediamo, nel dettaglio, alcuni esempi con relativi prezzi: 

  • Editing per opere fino a 250 cartelle (formato word carattere 14) : 250 euro (1 euro/cartella)
  • Editing per opere da 250 a 500 cartelle (formato word carattere 14) : 450 euro
  • Editing per opere da 500 cartelle in su (formato word carattere 14): 500 euro 



  • 2 euro a cartella (dove per cartella s’intende una pagina di 1800 caratteri, spazi e segni d’interpunzione inclusi).
  • servizio Speedy: 4 euro a cartella e manoscritto rimandato indietro in 30 giorni.
  • TRY & BUY. Mandateci il vostro manoscritto, vi invieremo a titolo esemplificativo il nostro editing su cinque delle pagine che ci invierete, e potrete toccare con mano la qualità dei nostri servizi prima di effettuare il pagamento. 

(fonte: http://www.mondoscrittura.it/?page_id=204)

(fonte: http://www.bozzerapide.com/42editing-editare-libri.html questi ultimi hanno anche un'agenzia letteraria).

Questi sono solo alcuni siti su cui ho spulciato, ma sono indicativi per orientarsi nella babele di quanti operatori del settore possono rendere migliore un manoscritto.

Ovviamente ci sono, poi, gli editor delle Case Editrici e delle tante e varie Agenzie Letterarie.
Le Agenzie Letterarie, oltre alla lettura e correzione del manoscritto, effettuano anche una scheda valutativa, indicante: titolo, lunghezza del testo, target d'età, genere, trama e descrizione, nel dettaglio, dell'evolversi della storia (anche in senso psicologico).


Infine abbiamo l'agente letterario, che non sempre è associato ad un'Agenzia Letteraria.
In America l'autore non invia mai il proprio lavoro ad un Editore: è l'agente ad occuparsene. Da noi, invece, l'agente letterario non è sempre visto come un professionista del settore; il più delle volte vi è un (giusto o ingiusto) sospetto che, la persona in questione, voglia solo rubarci soldi.
Come orientarsi, dunque?
Bisogna visionare siti, scandagliare curricula e non accontentarsi del primo che ci capita sotto gli occhi.
Bisogna valutare lavori effettuati e accertarsi, nel possibile, che questa persona abbia davvero un'entratura con le Case Editrici di cui parla. 



Dopo l'editing e la ricerca di un professionista che si occupi del manoscritto, bisogna attendere i risultati. 
Che possono esserci, come anche no.

A volte non è solo questione di editing, ma di plot in sé che non regge.

Capita spessissimo, ahimè, di avere fra le mani un libro brutto, illeggibile e dalla trama scontata.
E cosa leggete in fondo, in piccolo? Edito da Vattelappesca.qualcosa 
Intendiamoci: un brutto libro non sempre è pubblicato solo da Print on Demand o Case Editrici a pagamento.
Ho letto moltissimi romanzi di grosse realtà editoriali che non valevano un euro.

Ma cosa accade, dicevo? Accade che il Self Publishing diventa l'Eldorado degli esordienti.  
Ecco che torniamo al punto cardine del post.
In questi mesi ho visionato diversi "prodotti" di gente che tenta di arrivare, con ogni mezzo, ad una pubblicazione.
Il risultato di queste letture è stato rattristante e sconcertante, oltre che da mettersi le mani nei capelli.
Gente che usa i segni matematici (< > o anche << >>) come virgolette, dialoghi piatti e scritti malamente, refusi e ignoranza sui fatti narrati, oltre che trame di una banalità e mediocrità incredibile. Riporto, da un blog, una frase emblematica: 

L'unica pecca che mi sento di sottolineare è la presenza di qualche refuso qua e là, per altro naturali in un'autopubblicazione, quindi niente di grave!
Sì, avete letto bene: i refusi sarebbero, secondo questo blog, "niente di male" perché trattasi di autopubblicazione.
Come è possibile accettare un assunto che va contro tutto ciò che vuol intendersi come cultura?
Io vado in libreria, acquisto un libro e mi aspetto di non trovare refusi!

Ecco il lavoro del correttore di bozze: far sì che il testo non sia illeggibile e grammaticalmente scorretto!
Ed ecco cosa significa, spesso, autopubblicazione: sciatteria del testo, refusi, orrori grammaticali e trame squinternate. Ma tanto che fa, è un'autopubblicazione!
Eccovi un esempio di ciò che un Editore potrebbe vedere: 
 <E’ un regalo> (scorretto)
   «È un regalo». (corretto)

La frase citata vuole indicare, nelle intenzioni dell'autore, un discorso fra virgolette. A parte l'orrore dettato dalle virgolette "creative", vogliamo parlare della "è" verbo che anche il computer più vetusto cambierebbe in una "È" maiuscola?


Qual è, dunque, il primo compito di un narratore? Conoscere ciò di cui si deve parlare (Ernest Hemingway docet).





Per essere dei valenti narratori bisogna conoscere la Letteratura, non solo quella di genere.
E se non la si conosce? Ci si informa. Esistono biblioteche, testi tematici e docenti universitari. Non è umanamente possibile concepire un testo che parli degli Egizi, per esempio, se non si è compiuto uno studio approfondito in materia.
Mai affidarsi esclusivamente a internet, Wikipedia e cose simili: le informazioni possono essere fallaci e trarre in inganno, facendoci fare pessime figure.
Ecco perché il Self Publishing non è un aiuto agli esordienti: perché gli errori restano, così come le lacune, senza nessuno che possa guidare un autore verso lidi certi.
Quindi il mio umile consiglio è il seguente: per scrivere un romanzo, non è necessario solo "saper scrivere", ma avere anche le basi giuste, atte a far sviluppare con cognizione di causa la trama.

Quali sono le basi per essere un buon narratore? In primis: leggere molto. Testi di tutti i generi: narrativa, biografie, testi scientifici, fumetti, classici latini, greci, italiani, inglesi, americani, russi e tutto ciò che la fantasia ci ispira.
Da prendere con le pinze, invece: saghe che non abbiano un minimo sostrato accertato, romanzi d'evasione (Harmony, per intenderci) e tutta quella accozzaglia che fa moda al momento e che, di sostanza vera e propria, ne ha poca quanto niente.

Un buon narratore è un lettore poliedrico e che trae insegnamento da tutto, ma che è capace, al contempo, di discernere ciò che va sotto il nome di "letteratura" e ciò che è assimilabile a mera "spazzatura cartacea".
La lettura poliedrica implicherà e ingenererà, a sua volta, l'humus mentale che andrà a formare, in seguito, il futuro narratore.

Leggere tanto e testi di una certa valenza, farà sì, inoltre, che il lessico si ampli e che si possano percepire diversi punti di vista, importanti nella creazione delle trame e nello sviluppo dei personaggi.
Importante, oltre alle letture formative, è la possibilità di viaggiare fisicamente verso luoghi sconosciuti: tutto serve come bagaglio culturale. Il visitare musei, mostre e teatri (laddove sia possibile), permette di avere una visione più ampia della vita. Tutto questo, mescolato alle esperienze personali, farà sì che un autore, finalmente, potrà definirsi tale.
Se escludiamo il caso del narratore Umberto Eco, che inventa belle trame ma è un narratore soporifero, ci rendiamo comunque conto che il docente Umberto Eco viene fuori ad ogni piè sospinto nei suoi scritti.
Ecco perché è importantissimo avere una certa qual cultura.

Essere uno scrittore non è un mestiere facile, ma oggi, con tanta tecnologia, oltre a scrivere un testo che abbia una sua valenza, abbiamo la fortuna di poterci pubblicizzare sui social network e raggiungere tutto il mondo.





I social network più in voga: sicuramente Facebook; ma anche Twitter, The Incipit, Meetale e TwentyLines.
Escludendo Twitter, per la brevità dei messaggi che si possono scrivere, tutti gli altri social network fanno al caso degli scrittori.
Twitter e LinkedIn, però, sono da tenere d'occhio, poiché essendo visti anche come più "professionalizzanti", è facile imbattersi negli addetti ai lavori. Quindi sì ai social network, ma con un occhio di riguardo verso quelle realtà che potrebbero proiettare uno scrittore in una realtà lavorativa a tutti gli effetti.




Blog e siti personali.
Il blog, se è personale, può contenere di tutto: dalle informazioni inerenti all'autore, a stralci delle proprie opere, fino alla cessione, gratuita, delle stesse. Ogni autore gestisce i propri scritti come vuole. 
Partire dal blog è un passo importante, ma non definitivo. Il definitivo, ovviamente, è quello di avere un proprio sito, creato da un professionista (dai 500 euro in su) e che risulti accattivante e di utilizzo intuitivo.




Infine, un occhio al Business Plan: se si insiste a voler pubblicare presso dei Print on Demand, bisogna rendersi conto che i miracoli non accadono senza muovere le giuste "pedine".

In una Casa Editrice di un certo livello, il battage pubblicitario viene creato a tavolino da una figura preposta (il cui compito è solo quello, appunto). Mentre nel Self Publishing, a meno di non aggiungere, ai costi del libro, quelli della pubblicità (esempio: http://www.youcanprint.it/tua-casa-editrice/personale/servizi-editoriali-selfpublishing.html), bisognerà fare tutto da sé.
Ecco il perché di un Business Plan.

Da cosa partiamo? A chi ci dobbiamo rivolgere? Ma, soprattutto: di che somma disponiamo?
È bene capire quanto si vuole investire, farsi quattro conti e agire di conseguenza.
Perché investire nella cultura deve, ovviamente, portare anche dei risultati, altrimenti si andrà in perdita e basta.

Fatto il calcolo delle sostanze che si vogliono investire, una delle prime cose da fare è quella di contattare le redazioni dei giornali per valutare il costo di un elzeviro, recensione, trafiletto, terza di giornale, intervista o quello che potete "acquistare".
Cominciate a scorporare, dal budget, la voce "giornali".
Se non avete una grossa somma, sarebbe meglio evitare grosse testate giornalistiche.

Oltre le testate giornalistiche, ci sono diversi siti che offrono, sia gratis, sia pagando delle piccole somme, delle recensioni e interviste.

Contattate anche le radio: meglio partire dalle locali. Se si ha la fortuna di avere un aggancio in una radio con ascolti interessanti, invece, bisogna cogliere la palla al balzo.

In ogni caso, uno spot radiofonico varia, nei costi, in base alla "fama" della radio in essere.
Per esempio: un singolo passaggio da 30 secondi su una radio può costare da qualche decina di euro (o meno) a diverse centinaia di euro. 

Il prezzo è principalmente legato alla copertura geografica della radio ed alla sua audience in termini di ascolto medio giornaliero. 

Il costo della produzione di un radiocomunicato professionale, invece, può variare da poche centinaia di euro a qualche migliaio di euro in base al tipo di creatività, alle voci e alle musiche utilizzate, alla diffusione del messaggio (locale, regionale o nazionale, network o emittenti locali, etc.) e ad altri parametri. 

Ovviamente il prezzo sale vertiginosamente se si richiede la voce di uno speaker acclarato.
Però c'è anche un simpatico escamotage: l'intervista radiofonica. Questa può essere telefonica, così come in studio: tutto dipende dalle conoscenze di settore che si possono avere.

Diversa è la faccenda per quanto concerne gli spot televisivi: i prezzi si alzano esponenzialmente, poiché il lavoro da fare coinvolge diverse figure lavorative; dal regista, allo scrittore di testi, dall'ideatore di uno spot, alle location eccetera.
Se ci mettiamo, poi, che il prodotto confezionato deve ancora arrivare in una emittente televisiva, si intuisce che la faccenda non è di poco conto, né economica.

Un Book Trailer: di ultima generazione, ma efficace, il book trailer offre una buona visibilità, sempre se viene creato da chi del mestiere se ne intende e, ovviamente, se si istituisce un budget per la spesa.
I costi variano e vanno dagli 80 ai 180 euro (YouTube), a salire. Ovviamente ci sono professionisti del settore che prendono anche di più.
Ecco un esempio pratico, tratto da http://websemplicissimo.net/booktrailer/

Partiremo della tua idea, da un tuo spunto o dalla sinossi del tuo libro per realizzare il tuo Booktrailer. Il primo passo è trovare un'idea che possa rappresentare il senso del tuo libro in forma di video. A ogni genere letterario è possibile abbinare uno stile e creare un BookTrailer vincente. Proprio comei trailer dei film un BookTrailer è il racconto del libro per immagini.
chek_websempliciismo Realizzazione della sceneggiatura. In questa seconda fase sarà importante creare su un foglio la descrizione di ogni scena in modo da poterla successuvamente produrre nel modo corretto e concordato. Il soggetto può includere anche delle parti di testo se sono state pensate e incluse. La creazione di una sceneggiatura ha delle regole precise da rispettare per avere la giusta efficacia ed avere una garanzia di risultato!
chek_websempliciismo La pre-produzione del BookTrailer. Questa fase è molto importante per avvicinarci al risultato finale. Nella fase di pro-produzione verrà creata "l'impalcatura" del BookTrailer. In pratica si realizzerà il BookTrailer con elementi audio, video e fotografici non definitivi ma utili a capire come potrà venire il filmato.
chek_websempliciismo La scelta della della tecnica. Quando avremo ottenuto la sceneggiatura del Booktrailer potremo, insieme, capire con quale tecnica cinematrografica creare il tuo booktrailer. Le tecniche per realizzare un Booktrailer sono principalmente quattro:
wemsemplicissimo_box Fotografie in sequenza.
wemsemplicissimo_box Grafica computerizzata.
wemsemplicissimo_box Banca di immagini.
web marketing corsi di formazione Sequenze "girate" con la cinepresa.
Vuoi un esempio reale? Prova a ricordare qualche trailer di film che hai visto al cinema. Pensa, magari, ai trailer dei film che in questi anni ti hanno particolarmente appassionato.
Certamente avrai pensato a film di vari stili....Romantici, Narrativi, Gialli ecc... . Pensa ancora ai trailer di quei film. Per ognuno di questi esiste uno stile ben definito, codificato e differente. Anche per i Trailer dei libri (i Book-Trailer) esistono degli stili differenti in base al genere letterario. Anche per il tuo libro è possibile creare un BookTrailer di successo!
chek_websempliciismo La produzione del Booktrailer. Adesso siamo davvero pronti e potremo realizzare il tuo BookTrailer seguendo nel dettaglio quanto condiviso e concordato. In questo modo non ci saranno sorprese e imprevisti e il BookTrailer rispecchierà lo spirito del libro.
chek_websempliciismo La sonorizzazione Audio. Un aspetto da curare con attenzione è anche quello della colonna sonora. La musica e i suoni renderanno il Booktrailer ancora più coinvolgente.



Ovviamente si può creare un Book Trailer "casalingo", con musiche common free e immagini royalty free, oppure con attori reali, interpretati da amici compiacenti. Comunque anche qui bisogna stare molto attenti: quello che si filma potrebbe essere coperto da diritti d'immagine, quindi bisogna agire sapendo cosa e chi si filma, facendo firmare anche delle liberatorie, nel caso di soggetti "viventi".

Arriviamo alle librerie, adesso:  spesso avrete notato, all'ingresso, i "Totem", ovvero quelle colonne cartonate, automontanti, sulle cui facce si vedono le copertine dei romanzi. I Totem possono essere di due tipi: da banco o da terra.
Cambiano le dimensioni, ovviamente (e i costi).
Inoltre, oltre al costo del totem (dagli 80 euro in su solo il Totem), bisogna aggiungere la digitalizzazione delle immagini da far stampare e il costo presso le librerie.
Alcune richiedono delle somme, altre no.



Infine, se si ha un budget alto, ci sono i Totem digitali e i Live Screen i quali, di solito, sono posizionati in luoghi di maggiore visibilità: metropolitane, incroci semaforici, stazioni dei treni eccetera.
I costi sono alti, perché parliamo di tecnologia touch screen per alcuni e di monitor a tecnologia LED per altri. 

Un esempio: Puoi garantire ad ogni tuo cliente 1800 spot al mese di 10 secondi ciascuno. Il prezzo di vendita "che ti consigliamo" è di 400 euro al mese per ogni cliente, con un contratto annuale di 48.000,00 € + IVA. Il tuo cliente pagherà ogni spot solo 0,22 cent./€ per una comunicazione efficace e con un ritorno garantito. Sei tu a decidere il prezzo di vendita, aumentando i guadagni in base alle tue esigenze. 


Si possono anche affittare, ovviamente.

Infine, la scelta effettuata da una scrittrice "sconosciuta": passaggio del Book Trailer nelle sale cinematografiche.
Qui i costi si alzano abbastanza: dai 30.000 euro a salire, in base alla capillarità delle sale in cui si effettuano i passaggi.

Ovviamente i sistemi per farsi pubblicità sono molteplici: le mongolfiere, le fiancate degli autobus, persino pagare un povero disgraziato che indossi un cartonato con la stampa del proprio libro fronte retro e che passeggi per le strade, davanti alle librerie o dove vi aggrada.
Non c'è limite alla fantasia, ma ai soldi.

Dopo questo lungo, lunghissimo excursus che è partito dal Self Publishing, per terminare con un Business Plan, bisogna farsi una domanda:

ma questo libro, pubblicizzato o meno, chi lo leggerà? 

Intanto, cominciamo a leggere fino allo sfinimento. Facciamoci una cultura e poi potremo iniziare a scrivere...



venerdì 3 gennaio 2014

Presentazione del terzo numero del fumetto tutto foggiano #Lady Mafia.


Presentazione del terzo 

numero di:



Lady Mafia





Rieccoci qui, all'inizio del 2014, con il consueto appuntamento dedicato all'avventura tutta foggiana di un fumetto che si sta facendo strada nei cuori di molta gente. E non solo locale o pugliese.
Sì, perché adesso è ufficiale: Lady Mafia diventa un fumetto nazionale.
Questa sera, oltre ad un nutrito pubblico attento e con doverosa copia in mano, ho rivisto con piacere i tre intrepidi idealisti, coloro che hanno reso possibile la realizzazione di un sogno:
  • Loris Castriota Skanderbegh, Direttore Editoriale di #Lady Mafia 
  • Pietro Favorito, storyteller della perfida Veronica De Donato
  • Domenico Nagliero, magistrale disegnatore e visualizzatore delle "fattezze" dell'algida Veronica De Donato, in arte: Lady Mafia.
Nonostante non ci vedessimo dal 20 novembre 2013, data della presentazione del secondo numero del fumetto, la simpatia non è venuta meno.
Anzi.
I poveracci sono stati sommersi letteralmente da "millemila" domande, come ho minacciato il povero Pietro poco prima che l'evento avesse inizio.
Ma andiamo con ordine: arriviamo nella cornice letteraria dove un po' mi sento di casa, ovvero la libreria Mondadori, in via Oberdan, a Foggia.
Vittorio e Marisa, i proprietari, mi accolgono con abbracci, baci e sorrisi.
Mi infilo nella sala dove, la volta precedente, si è tenuta sia la presentazione del mio libro che quella del fumetto. 
Insomma, arrivo e vedo crocicchi di gente, in piedi, che chiacchiera amabilmente.
Dato che io le mie entrate diciamo che quasi mai le faccio con discrezione, puntualmente arrivo salutando con voce squillante e sventolando una sorta di poster che, nelle migliori intenzioni, sarebbe dovuto essere un biglietto della lotteria.
Nelle peggiori, invece, mi è stato stampato in formato A4.
Per la cronaca: non ho vinto il cesto messo in palio, ma tant'è.
Vi vedo perplessi e ne avete ben donde.
Gli intrepidi creatori della cattivella hanno deciso, visto che siamo ancora in periodo di feste, di essere buoni, bandendo una lotteria con annesso cesto per la Befana.
Cesto a parte, appena riempitasi del tutto la sala, Pietro ha incominciato a parlare, presentando la terza fatica delle loro menti folli.
In questo terzo numero, come vi ho annunciato nell'intervista fattagli in precedenza, si affronta il tema dello "stalking".
Dato che non voglio fare spoiler, non vi dirò altro, visto che trovo giusto che ognuno scopra da sé questo ennesimo e gustoso episodio dell'anti-eroina per eccellenza.
Fra le novità annunciate, c'è la tiratura (a breve) nazionale del fumetto, che riuscirà dal primo numero.
Il formato rimarrà lo stesso, come pure l'assenza del numero delle pagine del volumetto.
Le uniche differenze saranno date dalla diversa immagine che verrà usata per la copertina del primo numero, ovvero un disegno di uno scorcio di Foggia e una concezione differente per le pubblicità a fine volume.
Quindi tranquilli: Lady Mafia non cambierà modo di essere, né verrà modificata la storia.
Fra una chiacchiera e l'altra è saltato fuori il discorso "editoria" e mi sono sentita in dovere di chiedere una cosa che mi frullava in mente dalla volta precedente: la Cuore Noir, neonata Casa Editrice creata dal trio, visto il successo che sta ottenendo, potrebbe un domani allargare gli orizzonti e strizzare l'occhio all'editoria di genere?
Ottenuta risposta positiva vi dico questo: se un domani, la Cuore Noir, dovesse decidere di voler pubblicare romanzi noir, non perdeteli di vista, perché potrebbero riservarvi delle belle sorprese.
In una città asfissiata dalla carenza di lavoro, da uno stile di vita che sta degenerando in una terribile indifferenza verso il proprio prossimo, la Cuore Noir è una piccola realtà che lotta con le unghie e con i denti per portare avanti un sogno in cui, mi preme ricordarlo, l'editoria di settore, NON ha voluto credere.
E adesso, guarda un po', da indiscrezioni e voci di corridoio, ho saputo che li tengono d'occhio.
Quindi cosa dire di più?
Correte ad acquistare il fumetto, ambientato, questa volta, fra Foggia e Lecce.
E siate pronti per il quarto numero, già in lavorazione e in uscita per la primavera del 2014.



martedì 3 dicembre 2013

Una inutile saga: Twilight, di Stephanie Meyer.

1
Carissimi amici, oggi voglio parlare delle saghe. 
Le saghe sono composte da due, tre, ma anche più libri. In questi tomi vengono scaglionate e centellinate le epopee di personaggi di vario calibro.
Ora, non so voi, ma qui l'unico calibro di cui vorrei parlare, è quello di una pistola.
Non se ne abbiano a male i fan della Meyer, ma questa saga ha prodotto più danni di "Da Vinci code" di Dan Brown.
Sì, perché, laddove il primo libro della saga, ovvero "Twilight", mi abbia piacevolmente interessata, sul resto stenderei un velo pietoso.
Ma andiamo con ordine.
Trama di Twilight: Quando Isabella Swann decide di lasciare l'assolata Phoenix per la fredda e piovosa cittadina di Forks, dove vive suo padre, non immagina certo che la sua vita di teenager timida e introversa conoscerà presto una svolta improvvisa, eccitante e mortalmente pericolosa... Nella nuova scuola tutti la trattano con gentilezza, tutti tranne uno: il misterioso e bellissimo Edward Cullen. Edward non dà confidenza a nessuno. Ma c'è qualcosa in Bella che costringe Edward dapprima a cercare di stare lontano da lei e quindi ad avvicinarla. Tra i due inizia un'amicizia sospettosa che man mano si trasforma in un'attrazione potente, irresistibile. Fino al giorno in cui Edward rivela a Bella il suo segreto...
Dunque, come possiamo leggere, Twilight incomincia con la ragazzotta adolescente (sfigata) che vive in un paesino in Culonia, nella vasta vastità americana.
Non è casuale l'allitterazione sopra citata, sia chiaro.
Insomma questa qui si annoia, come capita a circa 3 miliardi di adolescenti in tutto il mondo.
Sai che novità.
Ma subito accade qualcosa di intrigante: ehi, maschi nuovi a scuola, evviva! 
Ebbene sì: gli ormoni adolescenziali sono peggio dei cani nel periodo dell'accoppiamento. 
Tornando alla tizia imbranata e che cade ogni tre per due, Bella incontra coso, Edwin, pardon, Edward. E gli ormoni cominciano a ballare la cucaracha. Ma, come ogni libro del genere che si rispetti, dobbiamo aspettare un po' prima che fra i due ci sia un certo discorso "linguistico".
Insomma per chi vuole che i due si rotolino sul letto e si infilino un metro di lingua in bocca, ci vuole mezzo libro, se non ricordo male. 
Ma il tenebroso e pallido Edgar, scusate, Edward, ha un segreto. Un mistero misterioso. Un segreto segretoso.
Basta allitterazioni!
Dicevo, il viso pallido ha questo terribile segreto, che vi spiattello adesso: lui - è - un - VAMPIRO!
Ahhhhhhhhhh!
La ragazzotta, prevedibilmente, si innamora del pallido bevitore di sangue. E te pareva. Uno poi fa tanto per instradare bene i propri figli e questa si va a innamorare proprio di quello sbagliato?
La verità è che a Forks, il paesino in Culonia di cui sopra, ci si annoia mortalmente. Quindi persino uno psicopatico con la psoriasi sarebbe stato guardato con interesse. 
Anch'io mi sarei martellata le palle, al posto suo, se avessi dovuto andare a vivere in un paesino che non offre molte chance di divertimento agli adolescenti.
Ma, ancora prevedibilmente, i due si mettono assieme.
Che dire?
Il primo libro mi è piaciuto. Perché la Meyer tratteggia bene i problemi adolescenziali e quindi il baby vampiro, tutto sommato, fa persino simpatia. Ovvio avere curiosità sul secondo, ovvero: New Moon.

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Trama di New Moon: Dopo "Twilight", miscela di romance e vampire story, arriva il secondo volume della saga di Bella ed Edward. Il giorno del diciottesimo compleanno di Isabella un piccolo incidente domestico riesce a mettere in crisi la tranquillità della sua vita in compagnia del fidanzato-vampiro Edward e della famiglia di lui: le ripercussioni sono tali da convincere la famiglia ad abbandonare la cittadina dove abitano, e Edward a lasciare Bella. La ragazza vive un lungo periodo di solitudine e tristezza, in cui taglia i ponti con le proprie amicizie e si rinchiude in se stessa, fino alla quasi casuale riapparizione nella sua vita di Jacob Black, il giovane indiano che per primo aveva fatto nascere in lei i dubbi sulla vera identità della famiglia di Edward. Più il rapporto di amicizia tra Jacob e Bella si rafforza, più lei sembra tornare alla normalità che le mancava da tempo. Ma la quiete appena ritrovata è turbata da eventi misteriosi, tra cui una strana serie di omicidi ai margini della foresta e l'apparizione di nuove, strane creature della notte.

Arriviamo, adesso, al secondo romanzo della Meyer. Qui Bella ha la sfiga attaccata ai talloni, visto che mister "bevosolosangue" decide di mollarla per salvarle la vita. Quindi la tizia cosa fa? Comincia a frequentare un amico di vecchia data, l'irsuto Jacob Black. Sì, perché sfido qualsiasi licantropo che si rispetti a non essere meno che peloso.
All'apparire del peloso amico, il mio sopracciglio comincia a fremere e si chiede se deve scattare verso l'alto, o se la lettura può offrire spunti gradevoli, come accaduto nel primo.
Risultato?
Una palla di libro.
In più indigesto e inverosimile fino alla fine. Perché se per finzione letteraria, posso arrivare a tollerare il vampiro tristanzuolo, il licantropo no. E che cazzo, abbiate pietà! Di fenomeno da baraccone bastava coso, Edward.
E invece la Meyer decide di strafare, vista la fama avuta col primo libro. E qui scatta il sopracciglio verso l'alto: non è possibile, mi dico, che Stefania ci pigli tutti per il culo a questa maniera!
E invece sì. E lo fa con una faccia tosta incredibile, forte dei numeri fatti col primo libro. Quindi mi sorbisco, in maniera sempre meno convinta e più insofferente che mai, il secondo sciroppo, o supposta, se volete.
Chi se ne frega di Jacob che con la luna piena si trasforma in un quattro zampe peloso e ululante? Chi se ne frega se Bella soffre e si dispera? Dove cavolo è Edward? Forse a farsi una pinta di sangue al bar. O a farsi il barista, visto che è sangue fresco, almeno.
Giungo al termine del secondo libro perplessa e con una frase: "Mamma che stronzata 'sto libro!"
Ma, dato che le martellate nelle palle non sono sufficienti, decido di dare un'altra chance alla Stefania nazional-popolare e mi sciroppo il terzo, sperando che la storia migliori, ovvero: Eclipse.

Trama di Eclipse: È il terzo titolo della saga di Stephenie Meyer 
sulla 
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storia d'amore tra la giovane Bella e il vampiro buono Edward, dopo "Twilight" e "New moon". Mentre Seattle è funestata da una serie di strani omicidi e una vampira spietata continua a darle la caccia, Bella si trova ancora una volta in serio pericolo. È arrivato per lei il momento delle decisioni e dei sacrifici: basterà il fidanzato Edward a farle dimenticare il migliore amico Jacob? Troverà il coraggio necessario a diventare una Cullen? Obbligata a scegliere fra l'amore e l'amicizia, è consapevole che la sua decisione rischia di riaccendere la millenaria lotta fra vampiri e licantropi. Nel frattempo l'esame di maturità è alle porte e per Bella il momento della verità si avvicina...
La mia speranza viene disillusa. Questo terzo libro è talmente peggio del secondo che ho rimosso buona parte del contenuto letto. A dirla tutta, se non avessi riletto la trama, non avrei saputo che dire, dato che è davvero una spazzatura creata solo per vendere. Diciamocela tutta, cara la mia Steffy nazional-popolare: vuoi farti i soldi della pensione e io ti capisco! Ma prenderci per il culo con queste ignobili stronzate lede il rispetto che un lettore ha di sé, oltre che la propria intelligenza.
Ma, dato che sono una stacanovista convinta quando si parla di portare a termine un libro, o una saga, proseguo nel farmi del male (non gratuito, visto che il libro lo si compra) e mi accingo a por termine alle mie sofferenze col quarto e, si spera, ultimo tomo della suddetta saga, ovvero: Breaking dawn.

Trama di Breaking dawn: Per Bella Swan essere innamorata di un vampiro è allo stesso tempo un sogno a occhi aperti e il peggiore degli incubi, un intreccio di sensazioni che si alternano e le lacerano l'anima. La passione per Edward Cullen la spinge verso un destino soprannaturale, mentre il profondo legame con Jacob Black la riporta invece indietro, nel mondo terreno. Bella ha alle spalle un anno difficile, pieno di perdite, di conflitti, di tentazioni contraddittorie. Ora è al bivio decisivo: entrare nello sconosciuto mondo degli immortali, o continuare a condurre un'esistenza umana. Dalla sua scelta, dipenderà l'esito del conflitto tra il clan dei vampiri e quello dei licantropi. Eppure, ora che Bella ha preso la sua decisione, sta per scatenarsi una sorprendente catena di eventi che cambieranno per sempre la vita di tutti coloro che la circondano. Ma quando il tempo a sua disposizione sembrerà essere esaurito, e la strada da prendere già stabilita, Bella - dolce e timida in Twilight, sensuale e inquieta in "NewMoon" ed "Eclipse"- andrà incontro a un futuro dal quale non potrà più tornare indietro. Il capitolo conclusivo della saga di "Twilight", svela segreti e misteri di questa epopea romantica che ha avvinto tanti appassionati in tutto il mondo.
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Ed eccoci, finalmente, all'apoteosi della stronzata massima: la fine. Era pure ora, mi sono detta con un sospiro di tribolazione. 
Sì, perché ho fatto davvero il pieno di bevitori di sangue e soggetti affetti da ipertricosi. 
In questo ultimo, penoso, capitolo, la ragazzotta ha compiuto i diciotto anni e adesso, ahinoi, è capacissima di intendere e di volere. E lei vuole Edward, a tutti i costi.
Un po' come i bambini, che vogliono guardare assiduamente i Teletubbies e Peppa Pig, sennò non sono contenti, Edward rappresenta, agli occhi di Bella, un Teletubbie cresciutello con cui metter su famiglia. 
Ovviamente succedono tanti casini, sennò Stefania come avrebbe potuto tirare tanto per le lunghe  questa tiritera che manco come zeppa per un tavolo vorrei usare?
Va bene che ha fatto un sogno in cui c'erano dei vampiri e, da lì, ha deciso di scrivere il primo libro, ma qui si è esagerato e la stanchezza si avverte.
Il primo parte con una pseudo idea, dal secondo in poi, le cose sono tirate per i capelli perché diciamocelo: non ci sono idee vincenti. Banale e scontato, soprattutto nel finale, dove la nostra adolescente sfigata si trasforma in futura partoriente di una specie di mostriciattolo.
Manco stessimo parlando di un cult movie come "Rosemary's Baby"!
Se il primo risulta godibile come lettura, il quarto appare per quel che è: spazzatura dimenticabile.
Cosa che ho ampiamente fatto.
Nulla da eccepire sulle solite idee di scribacchiare un romanzo sui vampiri, per carità, ma almeno che si rispettino certi canoni!
Ammettiamolo: il Dracula di Bram Stoker non ha rivali. 
Ma anche Carmilla, di Sheridan Le Fanu, è una storia favolosa e scritta da chi sapeva quel che faceva.
Il punto è che quando si legge letteratura di questo genere e ci si abbevera alla fonte dei padri fondatori di questo filone, non si può far a meno di notare la rozzezza d'intenti e le trame abboracciate.
E io ho letto Dracula e Carmilla quando ero adolescente. Quindi, cara Stephanie, o Stefania che dir si voglia, non me ne volere, ma certi livelli non li raggiungerai facilmente.
Perlomeno con me.

Perché non leggere questa saga: per evitare di crearsi falsi miti. Se costretti, o sommariamente interessati alla faccenda, consiglio vivamente di leggere prima la letteratura ad essa connaturata, perché di autori che si sono versati sull'argomento, con classe e stile, ce ne sono stati tantissimi dall'Ottocento ai giorni nostri. Io ho citato solo due, delle pietre miliari. Per amor di chiarezza devo, tra l'altro, fare una precisazione: Carmilla ha ispirato Stoker a scrivere il suo Dracula. Ed ho detto tutto.

Voto: 3