Visualizzazione post con etichetta esordienti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta esordienti. Mostra tutti i post

lunedì 3 marzo 2014

Contest 20lines-Amazon-Rizzoli. L'agghiacciante risposta dei "tuentilainers".

Il titolo parrebbe voler indicare un omicidio. Non è così, tranquilli. O meglio, l'omicidio c'è, ma non è umano.
La perplessità è giusta, ma abbiate pazienza: sono ancora confusa e il mio italiano ne risente.
Sono iscritta a questo bel portalino, 20lines, dove ogni utente può scrivere delle amene stronzate in 20 righi.
Ecco cosa significa, dunque, tuentilains, o uomini di poca fede!
Fatti i primi, catastrofici errori nel non rispettare 'sti benedetti 20 righi, ho abbandonato il portalino, che nel frattempo, viste le iscrizioni in massa, è diventato un portalone.
Ma una mail degli amici creatori del sito mi ha detto, oltre un mese fa: "Ehi, Esther! Ma lo sai che abbiamo creato un contest con Amazon e Rizzoli?! Vieni anche tu in mezzo a noi! Pubblica il tuo inedito e partecipa alla selezione, dài!".
Il mio cervello, annacquato dalla troppa scrittura, s'è appassionatamente risvegliato al suono della parola "contest".
Quindi, incuriosita dall'esca, sono entrata e paff!, ecco sciorinato il sistema per partecipare al concorsino, concorsello, concorsaccio.
A parte che, per mia sfortuna (o fortuna?), non ho un inedito da dare in pasto a loro, ma la faccenda si complica perché devi registrarti su Amazon, caricare il tuo faticoso lavoro e poi tornare su tuentilains a guardare le pigne che cadono.
Vorrei che le pigne cadessero, ma in testa a quasi tutti gli scrittori della domenica che partecipano al concorso.
Incazzarsi è lecito, specie se uno sputa sangue per pubblicare con serietà. Specie se tenta di scrivere con coscienza, evitando strafalcioni, tempi verbali a cazzo e altre simpatiche schifezze.
S'è capito che parlo di me medesima, vero?
Perché poi ho il sospetto che Rizzoli abbia creato 'sto "contest" perché alla canna del gas, o che abbia Equitalia appollaiata sulla spalla e tenti di raccattar, così facendo, qualche milionata di euri per tappare le falle di bilancio.
Sospetto ingiustificato? Staremo a vedere.
Passi il fatto che una possibilità non si nega a nessuno. Ma io non passo su ciò che dovrebbe essere il punto chiave del concorso: il libro.
E qui, senza ciurlare nel manico, il libro non c'è.
Con tutta una lapalissiana evidenza questi tizi non sanno scrivere un cazzo.
Parliamo degli utenti che hanno deciso di far conoscere al mondo dei più le loro improbe fatiche letterarie, dunque.
Dopo aver caricato i loro manoscritti, è incominciata la raccattata selvaggia. 
Nel senso che questi sfacciati sognatori entrano nelle storie altrui non già per continuare dei "nodi" nelle storie preesistenti, ma per far campagna elettorale di se stessi. I messaggi sono sempre tristemente uguali:
Ciao! Partecipo al concorso Big Jump con l'opera "Calze fritte" nella sezione thriller, passeresti a dare un voto? Grazie! [segue immancabile link].
La cosa ha dell'incredibile, perché alcuni non fingono nemmeno di dire cose del tipo: "Ah, bello il tuo racconto".
Sono tutti presi dalla smania di diventare Scrittori Affermati.
A me è capitato tre volte di essere contattata da utenti affamati di voti. La prima volta ho votato per simpatia, sebbene non fossi convinta del tutto della trama. La seconda ho votato con convinzione, per una certa qual originalità di titolo e trama. La terza ho glissato perché trama e scrittura erano talmente brutte da essere uno schiaffo in faccia a chi il mestiere lo fa da anni e con migliori risultati.
E non mi riferisco a me, ma a gente del calibro di Camilleri, solo per citarne uno a caso.
Alcuni partecipanti hanno messo dei titoli penosi, contorti o semplicemente brutti. Altri hanno tentato di darne di filosofici, o colti, come a voler dire: "Io sì che so scrivere! Tiè!".
Ma, titoli a parte, aprendo a caso dei sunti delle fatiche letterarie si evince qualcosa di incredibilmente triste: piattezza nei dialoghi, trame banali e scontate e sgrammaticature da brivido.
Alcuni, credendosi dei novelli Joyce, tentano di ricalcare un modello letterario che nulla ha a che vedere con una pietra miliare come l'Ulisse.
Ma andiamo con ordine. 
I generi da poter presentare sono tre: thriller, rosa e storico. Adesso spiegherò, nello specifico, come funziona la faccenda.

  Chi può partecipare
Gli autori di romanzi inediti oppure pubblicati attraverso una piattaforma di self-publishing, appartenenti a uno dei seguenti generi: giallo (thriller), rosa o ambientazione storica.


Quindi, come abbiamo letto, se io ho pubblicato con Amazon (riferimento implicito) o altri siti similari, posso partecipare. Evviva!

Come funziona
fino al
14 febbraio

Scrivi un nuovo romanzo oppure tiralo fuori dal cassetto e pubblicalo su Kindle Direct Publishing di Amazon.


Certo! Perché se a me arriva la mail un mese prima, io scrivo cinquecentomila battute, spazi inclusi, così, come nulla fosse!

fino al
14 febbraio

Iscriviti su 20lines, compila il form e scrivi un racconto breve di massimo 120 righe che riassuma il tuo romanzo per candidarlo al concorso.


120 righi per spiegare cosa? Difficile, se non quasi impossibile definire una trama in 120 righi.



 dal 18          febbraio
 al 16 marzo

      La prima selezione è social: la community       di 20lines e tutti i lettori del web possono       leggere e votare i racconti in gara e             scegliere i migliori 10 per genere. 

Social, ecco. Da qui si scatena l'inferno della richiesta selvaggia dei voti.


     dal 17 marzo al 30 aprile
La seconda selezione spetta a Rizzoli, che sceglierà il romanzo vincitore per ogni genere, e ad Amazon, che darà voce ai suoi clienti e decreterà il romanzo più apprezzato sulla piattaforma KDP tra tutti quelli che hanno partecipato al concorso.

E qui, chi partecipa, sbava.

dal 1 maggio
al 15 giugno

Saranno assegnati i seguenti premi:
BigJump Rizzoli Winner - il romanzo sarà editato e pubblicato in digitale e cartaceo sotto il marchio Rizzoli
BigJump  KDP Winner - il libro più apprezzato dai clienti Amazon sarà messo in evidenza sulla pagina eBook Kindle
BigJump Category Winner - i 2 romanzi di genere diverso dal "Rizzoli winner" sono editati e pubblicati in digitale sotto il marchio Rizzoli

Capito? Alla fine il Dante Alighieri de noantri avrà la coppa come miglior scrittore del contest.
A questo punto urge controllare chi abbia presentato cosa. E vado a farlo, altrimenti risulto poco credibile quando m'incazzo.
Pronti a leggere degli estratti ai limiti del paranormale?
Partiamo col settore rosa, tanto per sparare a caso.
 “Un attimo…Questo vestito fa parte della proposta particolare di Stephan. Non posso accettarlo e non voglio accettarlo. Ma chi si crede di essere.” Abbandono subito il vestito sul divano, e continuo a esplorare la suite.
Sbaglierò ma, tralasciando lo spazio dopo i puntini sospensivi, alla fine ci vorrebbe un punto interrogativo. Ma magari sbaglio, eh!
Centinaia di camice sono appese a un lato dell'armadio, le osservo una a una. 
Ma tutte tutte? E poi, il plurale di camicia una volta non era "camicie"? No, sicuramente sbaglio io. 

 Le iniziali S.B. sono presenti su tutte, ad eccezione di una color bianco. La prendo e la guardo attentamente per scovare il richiamo del suo nome, ma non lo trovo. 
Prova con un fischietto, magari ti risponde.

Scosto la leggera trapunta e ispiro profondamente per sentire il profumo eccitante di Barney sulle lenzuola. “Non faccio nulla di male ! Tanto lui non può vedermi.” Per alcuni minuti mi rilasso su letto, immaginando atti davvero, sconci. 
Tralasciando lo spazio a cazzo ( ! ), la protagonista ci inchioda alla sedia con un dialogo talmente interessante che una nutria ne rimarrebbe di certo deliziata. Sul finire abbiamo una virgola singhiozzante, forse orfana. La nutria sta sbavando per gli atti "davvero, sconci"...

Non proseguo perché non ce la faccio. Non riesco a valutare con serietà gli altri "prodotti" che più che letterari potrebbero essere ascritti a "prodotti post colazione in bagno".
Per farla breve, i tre capoccioni di 20lines, Amazon e Rizzoli si sono seduti al bar, hanno preso un caffè e stilato a tavolino l'esca per lo scrittore della domenica.
Sì, perché fatto salvo alcuni casi in cui ho letto qualcosa di scritto bene, 20lines pullula di gente sgrammaticata e con trame che definirle plagio è un assunto quasi certo. E se non c'è plagio, allora non c'è molto altro, perché sembra che lo scrittore della domenica non riesca a elevarsi verso una scrittura che esuli dalla propria, mediocre, vita.
Non si contano, infatti, le terribili biografie mascherate da romanzi. Togliendo questo, a molti 20liners dev'essere sfuggita (e non poco) la faccenda del "genere".
Robetta da poco, lo so. Ma se ti si chiede di caricare uno storico, perché cazzo carichi una roba che tutto è, tranne che uno storico?
C'è gente che ha messo storie che non è dato capire a che genere appartengano: silloge poetica? Thriller? Flusso di coscienza su uno squilibrato? Cosa, dannazione?
Ecco a cosa s'è ridotta Rizzoli: a ravanare nel fango, con la speranza di trovare Lo Scrittore Vero.
Ora, magari sbaglierò, ma la faccenda dell'algoritmo per i voti pare possa essere aggirata creando millemila account con un ID (o era IP? Mah!) differente, ergo votare la propria opera per farla essere in testa alla classifica risulta un giochetto da ragazzi.
Sì, perché la prima fase per essere "notati" è quella di farsi votare a più non posso, scassando la minchia a tutti.
Ma poi parliamoci chiaro: se io partecipo al contest, posso mai andare a votare uno più bravo di me che concorre nella mia stessa sezione?
No!
Perché lo scrittore della domenica non ha senso critico. Ho letto commenti di sedicenti autori che si sbrodolavano addosso da soli quando qualcuno osava criticarli. E lo facevano con arroganza, come a dire "Come osi dirmi che non so scrivere?".
Insomma non c'è pudore alcuno, né talento alcuno. Viene da chiedersi, chiusa la gara, chi sarà il "vincitore" e se costui (o costei) davvero riceverà una proposta contrattuale dalla Rizzoli.
Staremo a vedere. Per ora continuerò a scribacchiare storielle dal mio profilo, tenendomi alla larga dai partecipanti. Alla fine vedremo se Rizzoli ha fatto un clamoroso buco nell'acqua o se dal marasma degli scrittori della domenica verrà fuori qualcuno che sa scrivere persino "qual è" senza apostrofo.
Ci credo poco, ma sognare non costa nulla, no?  


giovedì 16 gennaio 2014

Intervista a Fabio Pinna, creatore del sito "Leggere a colori"



 Buonasera a tutti. Dopo aver 

realizzato un'intervista molto interessante a Fabio Pinna

creatore del sito Leggere a colori, vi riporto qui la 

chiacchierata.


Credo che saranno in molti a trovare degli spunti 

interessanti, per cui: buona lettura.


  • Chi è Fabio Pinna? Dimmi, in poche righe, qualcosa di te.
  • Sono un ragazzo con la passione per i libri e per la scrittura. Scrivere è sempre stato come respirare per me, il miglior modo per spiegare, per sognare e stare bene.
  • Hai fondato il sito “Leggere a colori”: mi spieghi cos’è?
  • Leggere a Colori è l´evoluzione di un blog personale su cui ho passato molte notti insonni a scrivere. Mi son reso conto che se volevo condividere con più persone i miei scritti e la mia passione dovevo offrire qualcosa di più, sia usare mezzi più professionali dal punto di vista tecnico che offrire contenuti culturalmente interessanti. Poi son arrivati i servizi di promozione agli autori, le rubriche e altre idee di cui il merito è dei miei collaboratori.
  • In base a cosa hai scelto lo staff del sito?
  • In base alla disponibilità e alla qualità dei loro scritti. Non è mai bello lasciare fuori qualcuno eppure il nostro impegno è offrire contenuti di qualità in maniera regolare. Questi sono i presupposti per poter collaborare con noi.
  • Quali sono le competenze di coloro che collaborano a “Leggere a colori”?
  • Ci son scrittori e amanti della scrittura, abbiamo una psicologa che segue la rubrica di psicologia, e impiegati in altri mestieri che amano i libri e scrivono per noi dopo il lavoro. Abbiamo anche laureandi che recensiscono libri e un’agenzia letteraria che collabora con noi.
  • Qual è la filosofia di “Leggere a colori”?
  • Il nostro motto è “Work inspired” perché lavoriamo mossi dalla passione. Sia nelle storie che presentiamo, nelle poesie o nelle stesse rubriche di cultura cerchiamo di metterci sempre qualcosa di nostro, di trasmettere colori.
  • Parliamo del rapporto autori-sito: quali sono i propositi di “Leggere a colori”?
  • Leggere  a Colori pubblicizza i grandi autori con le recensioni e le interviste. Questa è la nostra priorità. Ma ci impegniamo anche per pubblicizzare opere di autori emergenti con dei costi molto contenuti. Un autore può così raggiungere una certa visibilità nella durata della promozione e magari vendere qualche copia in più. E a chi si chiede perché siano a pagamento spiego che cerchiamo di stare nelle spese della nostra piattaforma e relative al tempo necessario per la lettura e la promozione.  
  • Affrontiamo un tema spinoso: l’editoria. Cosa si propone di fare il tuo sito e che differenze ci sono con altri siti similari?
  • Noi conviviamo con gli editori, siamo una cassa di risonanza che a loro serve per far conoscere i propri titoli, a noi servono loro perché il nostro obiettivo è conoscere i libri e presentarli al pubblico. È una simbiosi. Inoltre insieme all´agenzia letteraria selezioniamo manoscritti per la pubblicazione con editori non a pagamento. Offriamo anche servizi editoriali come editing e correzione di bozze e molto altro. Ma più di questo non faremo, per ora. Leggere a Colori si distingue dagli altri siti e blog culturali principalmente per un fatto: noi mischiamo scrittura con lettura. Proponiamo pezzi da leggere, storie, racconti, pensieri e non solo notizie, classifiche o curiosità sul mondo dei libri. Questo ci permette di essere vari, di offrire qualcosa in più.
  • Rimanendo in tema di editoria: cosa ne pensi degli Editori a pagamento?
  • Penso che non avrebbero motivo di esistere. È una risposta crudele, e son conscio della difficoltà dell´editore per vivere nel nostro panorama. Però penso anche a chi ha fatto i conti di fare guadagni facili sulle spalle di autori sprovveduti, magari autori che non sono nemmeno pronti per pubblicare. Ho visto in prima persona molti casi spiacevoli di questo tipo perciò opto per consigliare di starne alla larga.
  • Oggi, su internet, molti si riversano nel Self Publishing. Quali sono, secondo te, le differenze fra il Self Publishing e una Casa Editrice?
  • La promozione innanzitutto, ma anche il processo che porta un manoscritto a diventare libro. Parliamo della qualità del prodotto finale, come viene confezionato e come viene venduto. Il Self Publishing è un rischio, è come mettere in vendita un’auto senza aver la sicurezza che il motore sia a posto. Piuttosto che farsi prendere dal desiderio, legittimo, di condividere il proprio lavoro a tutti i costi consiglio di investirci sopra: cercare una buona agenzia letteraria o un buon editore, lavorare per migliorarlo, lavorare per promuoverlo.
  • Quanto conta, secondo te, un editing completo, che vada dalla lettura del manoscritto alla correzione di bozze di quest’ultimo?
  • Il prezzo dipende dal numero di pagine, noi proponiamo circa un euro a cartella.
  • Quanto è importante la veste grafica di un libro, in termini di vendite?
  • Non ho dati ufficiali, la domanda è interessante. Suppongo che conti, non in maniera decisiva, ma in maniera rilevante. Lo neghiamo tutti ma spesso abbiamo comprato dei libri di cui non avevamo mai sentito parlare solo per la copertina.
  • Quanto è importante il titolo di un libro per la sua riuscita editoriale?
  • Molto, conta che sia molto corto e usi meno parole “abusate” possibili. In generale il concetto espresso dal titolo non si deve capire a copertina chiusa, deve essere un invito al lettore di scoprire il nesso tra l’idea del titolo e la storia.
  • Perché scegliere “Leggere a colori”?
  • Ho sempre visto le emozioni come colori, noi vogliamo trasmettere qualcosa quando scriviamo. Ci mettiamo i colori.
  • Ho letto, nella sezione “Per te!”, che siete in contatto con un’Agenzia Letteraria. Da dove nasce questa collaborazione e come si chiama l’agenzia?
  • Nasce da un incontro sul web. L’agenzia è la Icaro Talentagency con cui condividiamo la stessa passione e un rapporto professionale solido.
  • Un manoscritto di successo per te deve essere…
  • Originale. Si è scritto di tutto, quindi inutile fare repliche di cose già lette, soprattutto quelle famose. Dobbiamo avere uno stile nostro, scrivere correttamente, padroneggiare metafore, esempi, introspezione, dialogo e altre componenti necessarie ad una storia. Ma tra tutto ripeto l’originale, leggere cose scontate è frustrante.
  • Parliamo di saghe e trilogie facendo qualche esempio: “Harry Potter”, “Twilight”, “Il Signore degli Anelli”. Secondo te, qual è il segreto del loro successo?
  • Ogni libro che ha un seguito possiede un’attrattiva diversa a mio parere. In parte questo è il motivo, si tratta poi di letture non impegnative quindi adatte al grande pubblico, anche a chi non è un grande lettore. E per ultimo anche la grande copertura dei media ha facilitato poi il boom del genere stesso.
  • Quanto è importante, per un libro, un battage pubblicitario mirato?
  • Essenziale. La promozione è fatta di mille cose, interviste, social network, grafica, presentazioni, partnership con librerie e associazioni culturali etc. Essere presenti e attivi è essenziale.
  • Parlami, a grandi linee, di un manoscritto che ti hanno inviato e che ti è piaciuto moltissimo e di uno che, invece, non ti è piaciuto affatto.
  • I manoscritti non li valuto io.
  • Una dritta per gli esordienti: quali sono, secondo te, gli errori da evitare nello scrivere una storia?
  • Non dare alla storia una struttura equilibrata, ignorare i tempi con cui si sta scrivendo. Quando si scrive o si corregge è sempre bene avere un percorso, dei paletti che ci aiutano a non essere troppo prolissi o brevi o di andare fuori argomento o iniziarne troppi. Anche se si scrive in maniera estemporanea una bozza di programmazione può essere utile. Quanto ai dettagli più pratici sugli errori da evitare ti rimando alla nostra rubrica “Scrivere+” , di cui uscirà una puntata alla settimana, che tratta approfonditamente il tema ponendosi come valido aiuto per gli scrittori www.leggereacolori.com/rubriche/scrivere-meglio

  • Da chi è stato pensato e in cosa verterà il corso di scrittura creativa? In quante lezioni, o articoli, consterà?

  • L’idea è del nostro collaboratore Frank che ha molta esperienza nel campo ed è sempre a caccia di nuovi talenti.
  • Sarà composto inizialmente da 10 puntate di cui la prima online domani Venerdì 17 Gennaio e affronterà a 360 gradi il mestiere di scrivere. Come scegliere le parole, come strutturare il testo, consigli su come rendere uno scritto uno scritto migliore e un´analisi di errori comuni da evitare. L’obiettivo è dare degli strumenti nelle mani dei nostri lettori per migliorarsi, e senza spendere un cent.
 Ringrazio Fabio Pinna per la sua gentilezza nel rispondermi. Chiunque voglia avere maggiori dettagli può visitare il sito http://www.leggereacolori.com/





giovedì 9 gennaio 2014

Editoria e dintorni: dai Gruppi Editoriali, al Self Publishing ad un Business Plan per sponsorizzare il proprio "prodotto" finito.

 

Buonasera a tutti! Questo articolo è di una lunghezza esasperante, ma si sa che "mangiando vien l'appetito" e allora mettetevi comodi, poiché gli argomenti trattati vanno dal Self Publishing ai servizi editoriali; dal perché scrivere al Business Plan.


Curiosando qua e là fra social network, blog, Case Editrici e tutto quello che accompagna la vita del libro, mi sono imbattuta, per caso, in un appello sul Self Publishing.
Partiamo dal presupposto che la questione è spinosa perché ci sono due fazioni: chi parteggia per l'Editoria, quella seria, quella da testo in libreria e chi, invece, parteggia per il "fai da te".
Le differenze sono sostanziali.
L'Editoria, quella definita "seria" è, nella mente dello scrittore utopista, una grande famiglia composta da editor, correttori di bozze, grafici, art director, ufficio stampa e chi più ne ha più ne metta.
Non dico che non esista. Ma provate a esser esordienti e a inviare il vostro "capolavoro" alle persone di cui sopra.
Se vi va bene, riceverete un garbato rifiuto.
Se vi va male... idem, ma con assenza di mail.
Il Self Publishing, che da qualche anno impazza su internet, invece, propone prezzi competitivi e libro stampato in tempi brevissimi.

Ora, qualcuno dirà che allora, per pubblicare, basta trovare un qualsiasi "Print on Demand" ed è fatta, giusto?
Niente di più sbagliato, invece.
Perché se è vero che l'autopubblicazione abbatte i tempi morti ed i rifiuti, è anche vero che la stessa danneggia chi il mestiere lo fa da anni.
L'autopubblicazione non è sinonimo di qualità, perché chi vi stampa il libro non fa altro che questo: lo stampatore, appunto.
Non c'è editing, né correzione di bozza.

Una Casa Editrice degna di questo nome, invece, vi rivolterà il testo come un calzino. Vi stremerà, battendo sui punti deboli, troverà i refusi, abbatterà incoerenze nelle situazioni, vi punterà il dito contro i tempi verbali, la sintassi, le concordanze, le virgole, gli eccessi, metterà il vostro stilema sotto una lente d'ingrandimento, vi contesterà l'uso di neologismi (laddove non ci azzeccano) e mille altre cose finché, al solo sentir parlare del vostro testo, avrete la nausea e un odio quasi viscerale. 
Sì, lo so: è una vitaccia, ma qualcuno dovrà pur farlo.

Nel Self Publishing, invece, non accade nulla di tutto ciò. A meno di non pagare, a parte, un correttore da loro menzionato o cercarne uno per conto vostro.
Chi mi assicura che il soggetto in questione sia davvero un correttore di bozze, con tanto di laurea in Lettere e che conosca davvero la grammatica italiana al punto da sognarsela pure di notte?
Nessuno.
Ma andiamo avanti.

L'autopubblicazione, per quanto possa allettare per i tempi e i modi di stampa, non è sinonimo di visibilità.

Avete mai visto un testo, autoprodotto, sbarcare in libreria? Io no.

I Print on Demand strombazzano, compiaciuti, che finirete su Feltrinelli, Mondadori eccetera ma, all'atto pratico, quanti vanno davvero a digitare il vostro nome e il vostro libro sugli store più blasonati e non quello dei più famosi Volo, Camilleri, Faletti ed Eco, tanto per citarne alcuni?

Ve lo dico io quanti: se siete bravi, un centinaio (voglio esser buona e credere che avete tanti amici); se non lo siete, dieci (di cui tutti parenti e un amico capitato per caso o perché l'avete tartassato).
Ma allora, come pubblicare?

Facciamo un passo indietro e occupiamoci un attimo del testo.

Prima ancora di capire quale strada dovrà prendere questo benedetto manoscritto, dobbiamo capire cosa e come abbiamo scritto.

A parte i soliti scopiazzamenti di romanzi famosi con maghi, vampiri, lupi eccetera, bisogna capire se la trama valga la pena di esser portata avanti o meno.
Va da sé che, avendolo scritto, per voi sarà un libro perfetto e che tutti dovrebbero leggere. Ma per sapere se davvero è così, bisogna affidarsi a qualcuno del mestiere.

Pagare un editor, che legga il testo e faccia capire se c'è qualcosa su cui lavorare, oppure no.
Di questi tempi è oneroso, lo so, ma per avere una chance seria, bisogna metter mano al portafogli e non avere paura dei giudizi.
Oppure, se non si hanno soldi disponibili, si può andare a bussare alla porta della nostra ex docente d'italiano e sperare in una revisione decente.
Ma chi è un editor? E cosa fa? L'editor è un esperto della scrittura che si occupa di leggere con attenzione un testo ed esaminarlo a vari livelli, ortografici, sintattici, stilistici e grafici. Innanzitutto, dovrà correggere tutti gli errori ortografici e grammaticali, possibili sviste dell'autore, senza interferire con le volontà dell'autore nel caso in cui voglia sperimentare evidenti neologismi, storpiature ecc. Seguirà, quindi, un secondo momento di analisi in cui l'editor dovrà curare la sintassi del testo, far in modo che la narrazione risulti fluida e scorrevole, evitando inutili ripetizioni di periodi ed errori nella coordinazione o subordinazione delle frasi. A questo punto, valuterà anche eventuali errori di logica presenti nel testo (es. se all'inizio viene detto che una persona era morta, la stessa non potrà spuntare nel finale in ottimo stato di salute...). Alla fine, si valuteranno gli aspetti grafici, la punteggiatura, gli spazi e tutto ciò che contribuisce a rendere una lettura piacevole anche per la vista.

    Che cosa non deve mai fare un editor? L'editor è colui che lavora sui testi degli altri. Appunto perché i testi sono di altri autori e non suoi, un editor non deve mai:
  • cambiare le ideologie di fondo del testo;
  • eliminare, sostituire, cambiare aspetto dei personaggi;
  • eliminare eventi, fatti, descrizioni, digressioni dell'autore, solo perché non ne condivide il contenuto, ecc.
In altri termini, il testo originale non può essere modificato a piacere dell'editor. La fantasia e la creatività dell'autore sono i primi aspetti da salvaguardare.

Vediamo, nel dettaglio, alcuni esempi con relativi prezzi: 

  • Editing per opere fino a 250 cartelle (formato word carattere 14) : 250 euro (1 euro/cartella)
  • Editing per opere da 250 a 500 cartelle (formato word carattere 14) : 450 euro
  • Editing per opere da 500 cartelle in su (formato word carattere 14): 500 euro 



  • 2 euro a cartella (dove per cartella s’intende una pagina di 1800 caratteri, spazi e segni d’interpunzione inclusi).
  • servizio Speedy: 4 euro a cartella e manoscritto rimandato indietro in 30 giorni.
  • TRY & BUY. Mandateci il vostro manoscritto, vi invieremo a titolo esemplificativo il nostro editing su cinque delle pagine che ci invierete, e potrete toccare con mano la qualità dei nostri servizi prima di effettuare il pagamento. 

(fonte: http://www.mondoscrittura.it/?page_id=204)

(fonte: http://www.bozzerapide.com/42editing-editare-libri.html questi ultimi hanno anche un'agenzia letteraria).

Questi sono solo alcuni siti su cui ho spulciato, ma sono indicativi per orientarsi nella babele di quanti operatori del settore possono rendere migliore un manoscritto.

Ovviamente ci sono, poi, gli editor delle Case Editrici e delle tante e varie Agenzie Letterarie.
Le Agenzie Letterarie, oltre alla lettura e correzione del manoscritto, effettuano anche una scheda valutativa, indicante: titolo, lunghezza del testo, target d'età, genere, trama e descrizione, nel dettaglio, dell'evolversi della storia (anche in senso psicologico).


Infine abbiamo l'agente letterario, che non sempre è associato ad un'Agenzia Letteraria.
In America l'autore non invia mai il proprio lavoro ad un Editore: è l'agente ad occuparsene. Da noi, invece, l'agente letterario non è sempre visto come un professionista del settore; il più delle volte vi è un (giusto o ingiusto) sospetto che, la persona in questione, voglia solo rubarci soldi.
Come orientarsi, dunque?
Bisogna visionare siti, scandagliare curricula e non accontentarsi del primo che ci capita sotto gli occhi.
Bisogna valutare lavori effettuati e accertarsi, nel possibile, che questa persona abbia davvero un'entratura con le Case Editrici di cui parla. 



Dopo l'editing e la ricerca di un professionista che si occupi del manoscritto, bisogna attendere i risultati. 
Che possono esserci, come anche no.

A volte non è solo questione di editing, ma di plot in sé che non regge.

Capita spessissimo, ahimè, di avere fra le mani un libro brutto, illeggibile e dalla trama scontata.
E cosa leggete in fondo, in piccolo? Edito da Vattelappesca.qualcosa 
Intendiamoci: un brutto libro non sempre è pubblicato solo da Print on Demand o Case Editrici a pagamento.
Ho letto moltissimi romanzi di grosse realtà editoriali che non valevano un euro.

Ma cosa accade, dicevo? Accade che il Self Publishing diventa l'Eldorado degli esordienti.  
Ecco che torniamo al punto cardine del post.
In questi mesi ho visionato diversi "prodotti" di gente che tenta di arrivare, con ogni mezzo, ad una pubblicazione.
Il risultato di queste letture è stato rattristante e sconcertante, oltre che da mettersi le mani nei capelli.
Gente che usa i segni matematici (< > o anche << >>) come virgolette, dialoghi piatti e scritti malamente, refusi e ignoranza sui fatti narrati, oltre che trame di una banalità e mediocrità incredibile. Riporto, da un blog, una frase emblematica: 

L'unica pecca che mi sento di sottolineare è la presenza di qualche refuso qua e là, per altro naturali in un'autopubblicazione, quindi niente di grave!
Sì, avete letto bene: i refusi sarebbero, secondo questo blog, "niente di male" perché trattasi di autopubblicazione.
Come è possibile accettare un assunto che va contro tutto ciò che vuol intendersi come cultura?
Io vado in libreria, acquisto un libro e mi aspetto di non trovare refusi!

Ecco il lavoro del correttore di bozze: far sì che il testo non sia illeggibile e grammaticalmente scorretto!
Ed ecco cosa significa, spesso, autopubblicazione: sciatteria del testo, refusi, orrori grammaticali e trame squinternate. Ma tanto che fa, è un'autopubblicazione!
Eccovi un esempio di ciò che un Editore potrebbe vedere: 
 <E’ un regalo> (scorretto)
   «È un regalo». (corretto)

La frase citata vuole indicare, nelle intenzioni dell'autore, un discorso fra virgolette. A parte l'orrore dettato dalle virgolette "creative", vogliamo parlare della "è" verbo che anche il computer più vetusto cambierebbe in una "È" maiuscola?


Qual è, dunque, il primo compito di un narratore? Conoscere ciò di cui si deve parlare (Ernest Hemingway docet).





Per essere dei valenti narratori bisogna conoscere la Letteratura, non solo quella di genere.
E se non la si conosce? Ci si informa. Esistono biblioteche, testi tematici e docenti universitari. Non è umanamente possibile concepire un testo che parli degli Egizi, per esempio, se non si è compiuto uno studio approfondito in materia.
Mai affidarsi esclusivamente a internet, Wikipedia e cose simili: le informazioni possono essere fallaci e trarre in inganno, facendoci fare pessime figure.
Ecco perché il Self Publishing non è un aiuto agli esordienti: perché gli errori restano, così come le lacune, senza nessuno che possa guidare un autore verso lidi certi.
Quindi il mio umile consiglio è il seguente: per scrivere un romanzo, non è necessario solo "saper scrivere", ma avere anche le basi giuste, atte a far sviluppare con cognizione di causa la trama.

Quali sono le basi per essere un buon narratore? In primis: leggere molto. Testi di tutti i generi: narrativa, biografie, testi scientifici, fumetti, classici latini, greci, italiani, inglesi, americani, russi e tutto ciò che la fantasia ci ispira.
Da prendere con le pinze, invece: saghe che non abbiano un minimo sostrato accertato, romanzi d'evasione (Harmony, per intenderci) e tutta quella accozzaglia che fa moda al momento e che, di sostanza vera e propria, ne ha poca quanto niente.

Un buon narratore è un lettore poliedrico e che trae insegnamento da tutto, ma che è capace, al contempo, di discernere ciò che va sotto il nome di "letteratura" e ciò che è assimilabile a mera "spazzatura cartacea".
La lettura poliedrica implicherà e ingenererà, a sua volta, l'humus mentale che andrà a formare, in seguito, il futuro narratore.

Leggere tanto e testi di una certa valenza, farà sì, inoltre, che il lessico si ampli e che si possano percepire diversi punti di vista, importanti nella creazione delle trame e nello sviluppo dei personaggi.
Importante, oltre alle letture formative, è la possibilità di viaggiare fisicamente verso luoghi sconosciuti: tutto serve come bagaglio culturale. Il visitare musei, mostre e teatri (laddove sia possibile), permette di avere una visione più ampia della vita. Tutto questo, mescolato alle esperienze personali, farà sì che un autore, finalmente, potrà definirsi tale.
Se escludiamo il caso del narratore Umberto Eco, che inventa belle trame ma è un narratore soporifero, ci rendiamo comunque conto che il docente Umberto Eco viene fuori ad ogni piè sospinto nei suoi scritti.
Ecco perché è importantissimo avere una certa qual cultura.

Essere uno scrittore non è un mestiere facile, ma oggi, con tanta tecnologia, oltre a scrivere un testo che abbia una sua valenza, abbiamo la fortuna di poterci pubblicizzare sui social network e raggiungere tutto il mondo.





I social network più in voga: sicuramente Facebook; ma anche Twitter, The Incipit, Meetale e TwentyLines.
Escludendo Twitter, per la brevità dei messaggi che si possono scrivere, tutti gli altri social network fanno al caso degli scrittori.
Twitter e LinkedIn, però, sono da tenere d'occhio, poiché essendo visti anche come più "professionalizzanti", è facile imbattersi negli addetti ai lavori. Quindi sì ai social network, ma con un occhio di riguardo verso quelle realtà che potrebbero proiettare uno scrittore in una realtà lavorativa a tutti gli effetti.




Blog e siti personali.
Il blog, se è personale, può contenere di tutto: dalle informazioni inerenti all'autore, a stralci delle proprie opere, fino alla cessione, gratuita, delle stesse. Ogni autore gestisce i propri scritti come vuole. 
Partire dal blog è un passo importante, ma non definitivo. Il definitivo, ovviamente, è quello di avere un proprio sito, creato da un professionista (dai 500 euro in su) e che risulti accattivante e di utilizzo intuitivo.




Infine, un occhio al Business Plan: se si insiste a voler pubblicare presso dei Print on Demand, bisogna rendersi conto che i miracoli non accadono senza muovere le giuste "pedine".

In una Casa Editrice di un certo livello, il battage pubblicitario viene creato a tavolino da una figura preposta (il cui compito è solo quello, appunto). Mentre nel Self Publishing, a meno di non aggiungere, ai costi del libro, quelli della pubblicità (esempio: http://www.youcanprint.it/tua-casa-editrice/personale/servizi-editoriali-selfpublishing.html), bisognerà fare tutto da sé.
Ecco il perché di un Business Plan.

Da cosa partiamo? A chi ci dobbiamo rivolgere? Ma, soprattutto: di che somma disponiamo?
È bene capire quanto si vuole investire, farsi quattro conti e agire di conseguenza.
Perché investire nella cultura deve, ovviamente, portare anche dei risultati, altrimenti si andrà in perdita e basta.

Fatto il calcolo delle sostanze che si vogliono investire, una delle prime cose da fare è quella di contattare le redazioni dei giornali per valutare il costo di un elzeviro, recensione, trafiletto, terza di giornale, intervista o quello che potete "acquistare".
Cominciate a scorporare, dal budget, la voce "giornali".
Se non avete una grossa somma, sarebbe meglio evitare grosse testate giornalistiche.

Oltre le testate giornalistiche, ci sono diversi siti che offrono, sia gratis, sia pagando delle piccole somme, delle recensioni e interviste.

Contattate anche le radio: meglio partire dalle locali. Se si ha la fortuna di avere un aggancio in una radio con ascolti interessanti, invece, bisogna cogliere la palla al balzo.

In ogni caso, uno spot radiofonico varia, nei costi, in base alla "fama" della radio in essere.
Per esempio: un singolo passaggio da 30 secondi su una radio può costare da qualche decina di euro (o meno) a diverse centinaia di euro

Il prezzo è principalmente legato alla copertura geografica della radio ed alla sua audience in termini di ascolto medio giornaliero. 

Il costo della produzione di un radiocomunicato professionale, invece, può variare da poche centinaia di euro a qualche migliaio di euro in base al tipo di creatività, alle voci e alle musiche utilizzate, alla diffusione del messaggio (locale, regionale o nazionale, network o emittenti locali, etc.) e ad altri parametri. 

Ovviamente il prezzo sale vertiginosamente se si richiede la voce di uno speaker acclarato.
Però c'è anche un simpatico escamotage: l'intervista radiofonica. Questa può essere telefonica, così come in studio: tutto dipende dalle conoscenze di settore che si possono avere.

Diversa è la faccenda per quanto concerne gli spot televisivi: i prezzi si alzano esponenzialmente, poiché il lavoro da fare coinvolge diverse figure lavorative; dal regista, allo scrittore di testi, dall'ideatore di uno spot, alle location eccetera.
Se ci mettiamo, poi, che il prodotto confezionato deve ancora arrivare in una emittente televisiva, si intuisce che la faccenda non è di poco conto, né economica.

Un Book Trailer: di ultima generazione, ma efficace, il book trailer offre una buona visibilità, sempre se viene creato da chi del mestiere se ne intende e, ovviamente, se si istituisce un budget per la spesa.
I costi variano e vanno dagli 80 ai 180 euro (YouTube), a salire. Ovviamente ci sono professionisti del settore che prendono anche di più.
Ecco un esempio pratico, tratto da http://websemplicissimo.net/booktrailer/

Partiremo della tua idea, da un tuo spunto o dalla sinossi del tuo libro per realizzare il tuo Booktrailer. Il primo passo è trovare un'idea che possa rappresentare il senso del tuo libro in forma di video. A ogni genere letterario è possibile abbinare uno stile e creare un BookTrailer vincente. Proprio comei trailer dei film un BookTrailer è il racconto del libro per immagini.
chek_websempliciismo Realizzazione della sceneggiatura. In questa seconda fase sarà importante creare su un foglio la descrizione di ogni scena in modo da poterla successuvamente produrre nel modo corretto e concordato. Il soggetto può includere anche delle parti di testo se sono state pensate e incluse. La creazione di una sceneggiatura ha delle regole precise da rispettare per avere la giusta efficacia ed avere una garanzia di risultato!
chek_websempliciismo La pre-produzione del BookTrailer. Questa fase è molto importante per avvicinarci al risultato finale. Nella fase di pro-produzione verrà creata "l'impalcatura" del BookTrailer. In pratica si realizzerà il BookTrailer con elementi audio, video e fotografici non definitivi ma utili a capire come potrà venire il filmato.
chek_websempliciismo La scelta della della tecnica. Quando avremo ottenuto la sceneggiatura del Booktrailer potremo, insieme, capire con quale tecnica cinematrografica creare il tuo booktrailer. Le tecniche per realizzare un Booktrailer sono principalmente quattro:
wemsemplicissimo_box Fotografie in sequenza.
wemsemplicissimo_box Grafica computerizzata.
wemsemplicissimo_box Banca di immagini.
web marketing corsi di formazione Sequenze "girate" con la cinepresa.
Vuoi un esempio reale? Prova a ricordare qualche trailer di film che hai visto al cinema. Pensa, magari, ai trailer dei film che in questi anni ti hanno particolarmente appassionato.
Certamente avrai pensato a film di vari stili....Romantici, Narrativi, Gialli ecc... . Pensa ancora ai trailer di quei film. Per ognuno di questi esiste uno stile ben definito, codificato e differente. Anche per i Trailer dei libri (i Book-Trailer) esistono degli stili differenti in base al genere letterario. Anche per il tuo libro è possibile creare un BookTrailer di successo!
chek_websempliciismo La produzione del Booktrailer. Adesso siamo davvero pronti e potremo realizzare il tuo BookTrailer seguendo nel dettaglio quanto condiviso e concordato. In questo modo non ci saranno sorprese e imprevisti e il BookTrailer rispecchierà lo spirito del libro.
chek_websempliciismo La sonorizzazione Audio. Un aspetto da curare con attenzione è anche quello della colonna sonora. La musica e i suoni renderanno il Booktrailer ancora più coinvolgente.



Ovviamente si può creare un Book Trailer "casalingo", con musiche common free e immagini royalty free, oppure con attori reali, interpretati da amici compiacenti. Comunque anche qui bisogna stare molto attenti: quello che si filma potrebbe essere coperto da diritti d'immagine, quindi bisogna agire sapendo cosa e chi si filma, facendo firmare anche delle liberatorie, nel caso di soggetti "viventi".

Arriviamo alle librerie, adesso:  spesso avrete notato, all'ingresso, i "Totem", ovvero quelle colonne cartonate, automontanti, sulle cui facce si vedono le copertine dei romanzi. I Totem possono essere di due tipi: da banco o da terra.
Cambiano le dimensioni, ovviamente (e i costi).
Inoltre, oltre al costo del totem (dagli 80 euro in su solo il Totem), bisogna aggiungere la digitalizzazione delle immagini da far stampare e il costo presso le librerie.
Alcune richiedono delle somme, altre no.



Infine, se si ha un budget alto, ci sono i Totem digitali e i Live Screen i quali, di solito, sono posizionati in luoghi di maggiore visibilità: metropolitane, incroci semaforici, stazioni dei treni eccetera.
I costi sono alti, perché parliamo di tecnologia touch screen per alcuni e di monitor a tecnologia LED per altri. 

Un esempio: Puoi garantire ad ogni tuo cliente 1800 spot al mese di 10 secondi ciascuno. Il prezzo di vendita "che ti consigliamo" è di 400 euro al mese per ogni cliente, con un contratto annuale di 48.000,00 € + IVA. Il tuo cliente pagherà ogni spot solo 0,22 cent./€ per una comunicazione efficace e con un ritorno garantito. Sei tu a decidere il prezzo di vendita, aumentando i guadagni in base alle tue esigenze. 


Si possono anche affittare, ovviamente.

Infine, la scelta effettuata da una scrittrice "sconosciuta": passaggio del Book Trailer nelle sale cinematografiche.
Qui i costi si alzano abbastanza: dai 30.000 euro a salire, in base alla capillarità delle sale in cui si effettuano i passaggi.

Ovviamente i sistemi per farsi pubblicità sono molteplici: le mongolfiere, le fiancate degli autobus, persino pagare un povero disgraziato che indossi un cartonato con la stampa del proprio libro fronte retro e che passeggi per le strade, davanti alle librerie o dove vi aggrada.
Non c'è limite alla fantasia, ma ai soldi.

Dopo questo lungo, lunghissimo excursus che è partito dal Self Publishing, per terminare con un Business Plan, bisogna farsi una domanda:

ma questo libro, pubblicizzato o meno, chi lo leggerà? 

Intanto, cominciamo a leggere fino allo sfinimento. Facciamoci una cultura e poi potremo iniziare a scrivere...